Il Rettore Frati, così come riportato dalla stampa (e salvo smentite), si aggiunge alla schiera dei tanti, come il Ministro Brunetta (famoso ordinario in pensione di altra università romana), che pensa che il male delle Università Italiane si annida nella fannullonaggine dei Ricercatori Universitari.
Il dato che conduce Frati a queste conclusioni si basa sul fatto che alcuni ricercatori e docenti universitari non hanno inserito i propri dati nella banca Saperi del ministero e le conseguenze di questo potrebbero essere lesive per la redistribuzione del FFO.
I dati a disposizione del Rettore mettono in luce che il 10% dei ricercatori (e docenti) di tutta la Sapienza non ha prodotto in questo ultimo periodo articoli o altri prodotti di ricerca.
Eppure è lo stesso dato a dirci che a fronte di un 10% di probabili fannulloni, c’è un 90% di ricercatori che ogni giorno “fa le nozze con i fichi secchi”. E comunque vogliamo ricordare che molti ricercatori non conducono attività di ricerca perché ogni giorno troppo impegnati, nell’interesse dell’istituzione universitaria e a titolo gratuito, nelle attività di insegnamento e di assistenza.
Ciononostante una quota di inefficienza permane come permane una quota di inefficienza in tutte le organizzazioni complesse come quelle universitarie. Si deve migliorare e noi siamo d’accordo.
Frati si ricorda che esistono sacche di inefficienza e di improduttività negli Atenei e di questo non da nessuna colpa a chi li governa da tanti anni, ma sembra indicare che chi oggi difende il proprio lavoro e la propria dignità di ricercatore nell’interesse collettivo del Paese è la causa di riforme sbagliate volte alla distruzione dell’Università Pubblica.
Caro Rettore, cari Rettori, cari baroni siete sicuri di poter scagliare le pietre? La ricerca di forme di protesta che non ledano gli interessi degli studenti è sempre presente nelle tante componenti ed organizzazioni che in questi giorni cercano di portare all’attenzione del Paese una situazione insostenibile.
Ci piacerebbe e ci sembrerebbe anche normale che i Rettori ad iniziare da quello della più grande università europea invece di criticare le forme di protesta ci desse il suo contributo attivo.
Lo invitiamo a convocare il prossimo Senato Accademico
all’aperto e in orario notturno.
Il giorno che finalmente invece si discuterà seriamente, non con slogan e battute, di come colpire coloro che hanno scambiato le Università pubbliche in feudi personali siano essi Ricercatori, Impiegati, Dirigenti, Docenti, Presidi e finanche Rettori stia sicuro che noi ci saremo.
Ma per migliorare la qualità e l’efficienza dell’Università pubblica
è oggi necessario difenderla!
Ciò che sta distruggendo l’Università italiana non è un 10% di presunti “fannulloni”, ma i tagli di Tremonti che colpiscono un sistema universitario già sottofinanziato. È la manovra economica del governo che blocca gli stipendi di quella stragrande maggioranza di ricercatori, docenti e tecnici amministrativi che fanno il loro dovere e che costringe a licenziare il 50% dei precari che oggi sono essenziali per garantire l’offerta formativa. È il ddl Gelmini che consegna l’università ai privati, liquida la ricerca universitaria e condanna i ricercatori al precariato.
Continuare la mobilitazione!
Unire docenti, ricercatori, precari, studenti e tecnici amministrativi
nella difesa dell’Università pubblica!